Il tempo in testa

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    BIOLOGO TEORETICO

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    L'orologio che non c'è
    Il tempo in testa
    di Gianbruno Guerrerio

    Alcuni cambiamenti fisci nei neuroni servono a marcare la successione degli eventi

    Per decenni gli scienziati hanno ritenuto che il cervello possedesse una sorta di orologio interno che gli permettesse di conservare traccia del tempo. Uno studio condotto da ricercatori dell'Università della California a Los Angeles (UCLA), pubblicato sul numero odierno di Neuron, propone ora un nuovo modello secondo il quale una serie di cambiamenti fisici nelle cellule cerebrali aiuta l'organo a monitorare il trascorrere del tempo. La teoria finora più diffusa ipotizzava l'esistenza di un meccanismo che, proprio come un orologio meccanico, generasse e contasse movimenti prefissati e regolari.
    Secondo Dean Buonomano, che ha diretto la ricerca, il meccanismo sfruttato sarebbe invece di tutt'altro tipo: "Se gettate un sasso in un lago, le increspature dell'acqua così prodotte possono servire da marcatori del momento in cui il sasso è entrato in acqua. Riteniamo che qualcosa di simile accada nel cervello. Ogni volta che esso elabora un evento sensoriale, come una suono o un lampo di luce, innesca una cascata di reazioni fra le cellule cerebrali e le loro connessioni. Ogni reazione lascia una traccia che consente al cervello di codificare il tempo.

    "Dato che l'informazione relativa al trascorrere del tempo ha un valore decisivo in molte attività, prima fra tutte proprio la comprensione del parlato, la possibilità di determinare come il cervello la rappresenti costituisce un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi di diversi disturbi, come per esempio la dislessia. I ricercatori dell'UCLA hanno sviluppato un modello al computer per testare la loro teoria. Stimolando una rete di neuroni cerebrali interconnessi fra loro, nella quale ogni connessione si modificava nel tempo in risposta a stimoli, essi sono stati in grado di mostrare come la rete potesse tener conto del passare del tempo. Le stimolazioni hanno indicato che uno specifico evento è codificato all'interno di un contesto di altri eventi che lo precedono e che lo seguono.

    In altre parole, se si potesse misurare la risposta di molti neuroni cerebrali a un certo tono musicale o a un lampo di luce, questa risposta non solo ci rivelerebbe la natura dell'evento, ma anche altri eventi che l'hanno preceduta e quando essi sono avvenuti.

    "I nostri risultati suggeriscono che il meccanismo di temporizzazione che sottosta alla nostra capacità di riconoscere il parlato o di godere della musica sia distribuito in tutto l'encefalo e che non ci sia nulla che assomigli ai nostri orologi" ha concluso Buonomano.



    (31 gennaio 2007) © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
     
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